Epcoritamab
Anticorpo bispecifico CD20×CD3 (engager dei linfociti T)
Epcoritamab è un anticorpo bispecifico IgG1 umanizzato che si lega a CD20 sui linfociti B e a CD3 sui linfociti T, mettendo a contatto i linfociti T del paziente stesso con le cellule del linfoma affinché le distruggano. Nell’UE è autorizzato per gli adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivante o refrattario dopo due o più linee di terapia sistemica e per gli adulti con linfoma follicolare recidivante o refrattario, da solo dopo due o più linee di terapia sistemica oppure in associazione a lenalidomide e rituximab. Viene somministrato da un operatore sanitario mediante iniezione sottocutanea in cicli di 28 giorni, iniziando con piccole dosi a incremento graduale prima della dose completa di 48 mg e con premedicazione a base di corticosteroidi. La sindrome da rilascio di citochine e la sindrome di neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie (ICANS) sono i suoi principali rischi per la sicurezza; per questo i pazienti vengono monitorati dopo ogni dose, il tocilizumab deve essere disponibile e il prodotto viene fornito all’ospedale o alla clinica che lo somministra.
Disponibile con i seguenti nomi commerciali
Questo principio attivo è commercializzato con i seguenti nomi commerciali, a seconda della regione e del produttore:
- Tepkinly ®
I nomi commerciali sono marchi registrati dei rispettivi proprietari. Pharmalogistic non rappresenta, produce né distribuisce i prodotti di marca sopra elencati.
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Domande frequenti
Epcoritamab: a cosa serve?
Epcoritamab è un anticorpo bispecifico IgG1 umanizzato che si lega a CD20 sui linfociti B e a CD3 sui linfociti T, mettendo a contatto i linfociti T del paziente stesso con le cellule del linfoma affinché le distruggano.
Epcoritamab: è necessaria una prescrizione?
Sì. Epcoritamab è un medicinale soggetto a prescrizione medica. È necessaria una prescrizione valida rilasciata da un medico abilitato e, prima di ogni spedizione, verifichiamo le norme sulla prescrizione in vigore nel Paese di destinazione.
Epcoritamab: come deve essere conservato?
Conservare Epcoritamab a 2–8 °C; non congelare; proteggere dalla luce (conservare il flaconcino nella confezione esterna), nella confezione originale, al riparo dalla luce e fuori dalla portata dei bambini. Dopo il primo utilizzo: Soluzione diluita o preparata: 24 ore a 2–8 °C, comprese fino a 12 ore a temperatura ambiente (20–25 °C); dal punto di vista microbiologico, utilizzare immediatamente.
Epcoritamab: richiede una spedizione refrigerata (catena del freddo)?
Sì. Epcoritamab deve essere mantenuto a 2–8 °C; non congelare; proteggere dalla luce (conservare il flaconcino nella confezione esterna), pertanto viene spedito in imballaggi isolanti con elementi refrigeranti dimensionati per l'intero tempo di transito, in modo da mantenere la catena del freddo ininterrotta dalla partenza alla consegna.
Epcoritamab: con quali nomi commerciali viene venduto?
Epcoritamab è commercializzato come Tepkinly, a seconda del Paese e del produttore. I nomi commerciali sono marchi dei rispettivi proprietari; Pharmalogistic non rappresenta né distribuisce i prodotti di marca.
Epcoritamab: quali dosaggi sono disponibili?
Epcoritamab è disponibile nei seguenti dosaggi: 4 mg/0,8 ml (5 mg/ml) soluzione iniettabile, 48 mg/0,8 ml (60 mg/ml) soluzione iniettabile. Il dosaggio appropriato e lo schema posologico sono stabiliti dal medico curante.
Epcoritamab: qual è la sua durata di conservazione?
La durata di conservazione di Epcoritamab è di 2 anni (flaconcino non aperto) se conservato come raccomandato. Non utilizzarlo dopo la data di scadenza riportata sulla confezione.
Informazioni mediche e linee guida
Farmacologia, indicazioni e profilo di sicurezza di questo principio attivo
Azione farmacologica
Epcoritamab è un anticorpo bispecifico IgG1 umanizzato, prodotto in cellule ovariche di criceto cinese (CHO) mediante tecnologia del DNA ricombinante, che si lega contemporaneamente a CD20 sui linfociti B e a CD3 sui linfociti T. In questo modo i linfociti T del paziente stesso vengono messi a contatto con le cellule del linfoma CD20-positive e attivati per distruggere tali cellule.
Meccanismo d’azione
- Due bersagli: un braccio si lega a uno specifico epitopo extracellulare di CD20 sui linfociti B (cellule maligne e cellule sane della linea B) e l’altro si lega a CD3 sui linfociti T. L’attività dipende dal legame simultaneo di entrambi, che attiva il linfocita T e porta alla distruzione, mediata dai linfociti T, della cellula che esprime CD20.
- Regione Fc silenziata: la regione Fc è silenziata, il che impedisce effetti immunitari indipendenti dal bersaglio come la citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCC), la citotossicità complemento-dipendente (CDC) e la fagocitosi cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCP).
- Con rituximab: negli studi preclinici epcoritamab e rituximab non hanno interferito tra loro e hanno prodotto un’ADCC mediata dalle cellule NK e una citotossicità mediata dai linfociti T che si completano a vicenda.
- Deplezione dei linfociti B: nei pazienti con linfociti B circolanti rilevabili all’inizio del trattamento, epcoritamab ha causato una deplezione rapida e prolungata di tali cellule.
- Linfociti T e citochine: i linfociti T circolanti diminuiscono transitoriamente subito dopo ogni dose nel ciclo 1 e poi si espandono nei cicli successivi. Aumenti transitori e modesti di interferone-γ, TNF-α, IL-6, IL-2 e IL-10 si verificano soprattutto dopo la prima dose completa da 48 mg e raggiungono il picco da 1 a 4 giorni dopo. Questo rilascio di citochine è alla base della sindrome da rilascio di citochine.
Farmacocinetica
- Modello: la farmacocinetica è descritta da un modello di popolazione a due compartimenti con assorbimento sottocutaneo di primo ordine ed eliminazione mediata dal bersaglio. La variabilità tra i pazienti è da moderata ad alta.
- Assorbimento: dopo iniezione sottocutanea della dose da 48 mg, le concentrazioni di picco si verificano dopo circa 3-4 giorni nel linfoma a grandi cellule B. Al termine dello schema settimanale la concentrazione di picco media geometrica era di 10,8 µg/ml e l’AUC su 7 giorni di 68,9 giorno·µg/ml; la concentrazione di valle alla settimana 12 era di 8,4 µg/ml. Allo stato stazionario con lo schema ogni 4 settimane, il picco era di 4,76 µg/ml e la concentrazione di valle di 1,2 µg/ml.
- Distribuzione: volume di distribuzione centrale 8,27 l; volume di distribuzione apparente allo stato stazionario 25,6 l.
- Metabolismo: non studiato direttamente. Come altri medicinali proteici, si prevede che epcoritamab venga degradato in piccoli peptidi e aminoacidi attraverso le vie cataboliche.
- Eliminazione: si prevede una clearance saturabile, mediata dal bersaglio; clearance media geometrica 0,441 l/giorno. L’emivita dipende dalla concentrazione ed è di circa 22 giorni alla dose completa da 48 mg alla fine del terzo ciclo.
- Popolazioni speciali: l’esposizione nel linfoma follicolare è coerente con quella nel linfoma a grandi cellule B ed è simile con gli schemi a 2 fasi e a 3 fasi, a parte concentrazioni di valle transitoriamente più basse al giorno 15 del ciclo 1 dopo la dose da 3 mg dello schema a 3 fasi. Non è necessario alcun aggiustamento della dose nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, nella compromissione renale da lieve a moderata o nella compromissione epatica lieve.
Indicazioni
Epcoritamab è utilizzato negli adulti, da solo o (nel linfoma follicolare) in associazione a lenalidomide e rituximab.
- Linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL): in monoterapia, per il DLBCL recidivante o refrattario dopo due o più linee di terapia sistemica.
- Linfoma follicolare (FL), associazione: in associazione a lenalidomide e rituximab, per il FL recidivante o refrattario.
- Linfoma follicolare (FL), monoterapia: in monoterapia, per il FL recidivante o refrattario dopo due o più linee di terapia sistemica.
Controindicazioni
- Ipersensibilità a epcoritamab o a uno qualsiasi degli eccipienti.
Effetti indesiderati
Nel principale studio in monoterapia (382 pazienti con linfoma a grandi cellule B o linfoma follicolare dopo due o più linee di terapia sistemica), gli effetti indesiderati più comuni (≥20%) sono stati sindrome da rilascio di citochine (CRS), reazioni in sede di iniezione, affaticamento, infezione virale, neutropenia, dolore muscoloscheletrico, piressia e diarrea. Reazioni gravi si sono verificate nel 50% dei pazienti e la più frequente è stata la CRS (34%). Reazioni fatali si sono verificate nel 3,7% (polmonite 2,4%, infezione virale 1,0%, ICANS 0,3%). Le reazioni hanno portato all’interruzione del trattamento nel 6,8% dei pazienti e a ritardi della dose nel 42%. Con lenalidomide e rituximab (243 pazienti) le reazioni più comuni (≥20%) sono state neutropenia, eruzione cutanea, infezioni delle vie respiratorie superiori, affaticamento, diarrea, reazioni in sede di iniezione, anemia, stipsi, trombocitopenia, CRS, ipogammaglobulinemia, COVID-19, piressia e polmonite; reazioni gravi si sono verificate nel 44%, epcoritamab è stato interrotto definitivamente a causa di una reazione nel 6,6% e le dosi sono state ritardate nel 70%.
Molto comuni (≥1/10): infezioni: infezione virale (inclusi COVID-19, herpes zoster e infezione da citomegalovirus), polmonite, infezione delle vie respiratorie superiori; sangue e sistema linfatico: neutropenia, anemia, trombocitopenia, linfopenia; sistema immunitario: sindrome da rilascio di citochine, ipogammaglobulinemia; metabolismo e nutrizione: appetito ridotto; sistema nervoso: cefalea; gastrointestinale: diarrea, dolore addominale, nausea; cute: eruzione cutanea; muscoloscheletrico: dolore muscoloscheletrico; generale: reazioni in sede di iniezione, affaticamento, piressia, edema. Molto comuni anche con lenalidomide e rituximab: insonnia, alterazioni neurologiche (come tremore, compromissione della memoria, disturbo dell’equilibrio o confusione), stipsi, potassio basso nel sangue, ALT e AST aumentate.
Comuni (≥1/100, <1/10): infezioni: infezione fungina, sepsi, cellulite; neoplasie: flare tumorale; sangue: neutropenia febbrile; metabolismo: ipokaliemia, ipofosfatemia, ipomagnesiemia, sindrome da lisi tumorale; sistema nervoso: sindrome di neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie (ICANS); cardiaco: aritmie cardiache (incluse bradicardia e tachicardia); respiratorio: versamento pleurico; gastrointestinale: vomito; cute: prurito; esami diagnostici: ALT, AST, creatinina ematica e fosfatasi alcalina aumentate, sodio basso nel sangue. Con lenalidomide e rituximab erano comuni anche infezione da citomegalovirus, infezione da virus dell’herpes e mucosite.
Non comuni (≥1/1.000, <1/100): linfoistiocitosi emofagocitica. Con lenalidomide e rituximab, anche l’ICANS era non comune (0,8%).
Reazioni gravi importanti:
- Sindrome da rilascio di citochine: in monoterapia con lo schema a 2 fasi, la CRS di qualsiasi grado si è verificata nel 58% dei pazienti (grado 1 nel 35%, grado 2 nel 21%, grado 3 nel 2,4%), più spesso dopo la prima dose completa (51%), con un esordio mediano di circa 19 ore dopo tale dose; si è risolta nel 99% dei pazienti, con una durata mediana di 2 giorni. Con lo schema a 3 fasi nel linfoma follicolare si è verificata nel 49% (nessun grado 3 o superiore) e con lenalidomide e rituximab nel 26% (nessun grado 3 o superiore). I segni più comuni sono piressia, ipotensione e ipossia.
- ICANS: si è verificata nel 4,7% dei pazienti in monoterapia (grado 1 nel 3,1%, grado 2 nell’1,3%, un caso fatale); il tempo mediano al primo esordio è stato di 18 giorni dall’inizio del trattamento e il 94% si è risolto con terapia di supporto.
- Infezioni gravi: 25% dei pazienti con linfoma a grandi cellule B e 32% con linfoma follicolare in monoterapia e 33% con l’associazione, soprattutto COVID-19 e polmonite; infezioni fatali si sono verificate nel 4,2% e nel 3,7% dei due gruppi in monoterapia.
- Neutropenia: 28% in monoterapia (23% di grado 3 o 4) e 74% con l’associazione (27% di grado 3, 42% di grado 4).
- Sindrome da lisi tumorale e flare tumorale: la sindrome da lisi tumorale si è verificata nell’1,0% e il flare tumorale nell’1,6% dei pazienti in monoterapia.
Interazioni farmacologiche
- Non sono stati effettuati studi di interazione.
- Substrati del CYP450: l’aumento transitorio delle citochine proinfiammatorie dopo epcoritamab può sopprimere l’attività degli enzimi del CYP450. All’inizio di epcoritamab nei pazienti che assumono substrati del CYP450 con indice terapeutico ristretto, si deve considerare il monitoraggio terapeutico.
- Lenalidomide e rituximab: per la premedicazione, le modifiche della dose e le interazioni vedere i rispettivi RCP. Negli studi preclinici rituximab non ha interferito funzionalmente con epcoritamab.
- Medicinali antipertensivi: durante il ciclo 1 vengono sospesi nelle 24 ore precedenti ogni somministrazione di epcoritamab (vedere «Somministrazione e posologia»).
Somministrazione e posologia
Epcoritamab deve essere somministrato esclusivamente sotto la supervisione di un operatore sanitario qualificato nella terapia antitumorale. Prima della somministrazione del ciclo 1 deve essere disponibile almeno una dose di tocilizumab da utilizzare in caso di CRS, e deve essere possibile accedere a un’ulteriore dose entro 8 ore dalla precedente dose di tocilizumab. I pazienti vengono monitorati per segni e sintomi di CRS e ICANS dopo ogni somministrazione e gestiti secondo le attuali linee guida di pratica clinica.
Schema posologico: linfoma diffuso a grandi cellule B (monoterapia)
Uno schema a incremento graduale della dose in 2 fasi, in cicli di 28 giorni:
- Ciclo 1 (settimanale): giorno 1, 0,16 mg (dose di priming); giorno 8, 0,8 mg (dose intermedia); giorno 15, 48 mg (prima dose completa); giorno 22, 48 mg.
- Cicli 2–3 (settimanali): 48 mg nei giorni 1, 8, 15 e 22.
- Cicli 4–9 (ogni due settimane): 48 mg nei giorni 1 e 15.
- Dal ciclo 10 (ogni quattro settimane): 48 mg al giorno 1.
- Il trattamento prosegue fino alla progressione della malattia o a tossicità inaccettabile.
Schema posologico: linfoma follicolare (monoterapia)
Uno schema a incremento graduale della dose in 3 fasi, in cicli di 28 giorni:
- Ciclo 1 (settimanale): giorno 1, 0,16 mg (dose di priming); giorno 8, 0,8 mg (dose intermedia); giorno 15, 3 mg (seconda dose intermedia); giorno 22, 48 mg (prima dose completa).
- Cicli 2–3 (settimanali): 48 mg nei giorni 1, 8, 15 e 22.
- Cicli 4–9 (ogni due settimane): 48 mg nei giorni 1 e 15.
- Dal ciclo 10 (ogni quattro settimane): 48 mg al giorno 1.
- Il trattamento prosegue fino alla progressione della malattia o a tossicità inaccettabile.
Schema posologico: linfoma follicolare con lenalidomide e rituximab
Epcoritamab viene somministrato per un totale di 12 cicli di 28 giorni, oppure fino alla progressione della malattia o a tossicità inaccettabile, a seconda di quale si verifichi per prima:
- Ciclo 1 (settimanale): giorno 1, 0,16 mg; giorno 8, 0,8 mg; giorno 15, 3 mg; giorno 22, 48 mg (prima dose completa).
- Cicli 2–3 (settimanali): 48 mg nei giorni 1, 8, 15 e 22.
- Cicli 4–12 (ogni quattro settimane): 48 mg al giorno 1.
- Lenalidomide: 20 mg per via orale una volta al giorno nei giorni da 1 a 21 dei cicli 1–12.
- Rituximab: 375 mg/m² per via endovenosa ogni settimana nel ciclo 1 (giorni 1, 8, 15 e 22) e ogni 4 settimane nei cicli 2–5 (giorno 1).
Premedicazione, idratazione e profilassi
- Ciclo 1, tutti i pazienti: un corticosteroide (desametasone 15 mg, la scelta preferita, o prednisolone 100 mg, o un equivalente, per via orale o endovenosa) da 30 a 120 minuti prima di ogni dose settimanale e nei tre giorni consecutivi successivi a ogni dose settimanale; più difenidramina 50 mg (orale o endovenosa) o un equivalente e paracetamolo da 650 a 1.000 mg per via orale, da 30 a 120 minuti prima di ogni dose settimanale.
- Dal ciclo 2: i pazienti che hanno avuto una CRS di grado 2 o 3 con la dose precedente ricevono di nuovo il corticosteroide prima della dose successiva e per tre giorni consecutivi dopo di essa, fino a quando viene somministrata una dose senza CRS di alcun grado. La premedicazione utilizzata per i medicinali dell’associazione può servire per epcoritamab se le dosi sono almeno equivalenti.
- Profilassi delle infezioni: durante il trattamento è fortemente raccomandata la profilassi contro la polmonite da Pneumocystis jirovecii e le infezioni da virus dell’herpes.
- Idratazione nel ciclo 1 (salvo controindicazione medica): da 2 a 3 l di liquidi nelle 24 ore precedenti e nelle 24 ore successive a ogni dose; medicinali antipertensivi sospesi per le 24 ore precedenti ogni dose; 500 ml di liquido isotonico per via endovenosa il giorno di ogni dose prima dell’iniezione.
- Rischio di lisi tumorale: i pazienti a maggior rischio di sindrome da lisi tumorale clinica devono ricevere idratazione e un medicinale che riduca l’acido urico.
Gestione della CRS e dell’ICANS
La CRS e l’ICANS sono classificate secondo i criteri di consenso ASTCT. Si devono prima escludere altre cause di febbre, ipossia, ipotensione o sintomi neurologici.
- CRS, grado 1: terapia di supporto (antipiretici, liquidi per via endovenosa); si può iniziare il desametasone; considerare tocilizumab nei pazienti anziani, con elevato carico tumorale, cellule tumorali circolanti o febbre che non risponde agli antipiretici. Sospendere epcoritamab fino alla risoluzione dell’evento.
- CRS, grado 2: terapia di supporto; si deve considerare desametasone 10–20 mg al giorno e si raccomanda tocilizumab. Sospendere epcoritamab fino alla risoluzione.
- CRS, grado 3: desametasone (10–20 mg per via endovenosa ogni 6 ore) e tocilizumab; se refrattaria, altri immunosoppressori e metilprednisolone 1.000 mg al giorno. Sospendere epcoritamab fino alla risoluzione; interrompere definitivamente se una CRS di grado 3 dura più di 72 ore o se si verificano più di due eventi separati di grado 3.
- CRS, grado 4: interruzione definitiva, con lo stesso trattamento del grado 3.
- Dose di tocilizumab: 8 mg/kg per via endovenosa in 1 ora (non più di 800 mg per dose), ripetuta dopo almeno 8 ore se necessario, fino a un massimo di 2 dosi in 24 ore.
- ICANS, grado 1–2: desametasone (10 mg per via endovenosa ogni 12 ore per il grado 1; 10–20 mg ogni 12 ore per il grado 2); considerare un antiepilettico non sedativo come levetiracetam. Sospendere epcoritamab fino alla risoluzione.
- ICANS, grado 3–4: desametasone 10–20 mg per via endovenosa ogni 6 ore, con metilprednisolone 1.000 mg al giorno in assenza di risposta, e un antiepilettico non sedativo. Interrompere definitivamente epcoritamab.
- ICANS con CRS: la terapia anti-citochine non è raccomandata per l’ICANS senza CRS; in presenza di CRS concomitante, quando possibile è preferibile un’alternativa a tocilizumab (anakinra o siltuximab). Con l’associazione, considerare di sospendere lenalidomide fino alla risoluzione dell’evento.
Modifiche della dose per altre reazioni avverse
- Infezioni (gradi 1–4): sospendere epcoritamab nei pazienti con un’infezione attiva fino alla sua risoluzione; considerare l’interruzione definitiva per il grado 4.
- Neutropenia: sospendere se la conta assoluta dei neutrofili è inferiore a 0,5 ×10⁹/l, fino a quando è pari o superiore a 0,5 ×10⁹/l. Considerare il fattore stimolante le colonie di granulociti (G-CSF) per la neutropenia febbrile e per la neutropenia ricorrente di grado 3 o superiore.
- Trombocitopenia: sospendere se le piastrine sono inferiori a 50 ×10⁹/l, fino a quando sono pari o superiori a 50 ×10⁹/l.
- Altre reazioni avverse di grado 3 o superiore: sospendere fino alla risoluzione della tossicità al grado 1 o al basale.
Dosi saltate o ritardate
È richiesto un ciclo di nuovo priming (identico al ciclo 1, con la profilassi standard della CRS), dopo il quale il trattamento riprende al giorno 1 del successivo ciclo previsto:
- Linfoma diffuso a grandi cellule B: più di 8 giorni tra le dosi da 0,16 mg e 0,8 mg, più di 14 giorni tra la dose da 0,8 mg e la prima dose da 48 mg, o più di 6 settimane tra dosi da 48 mg.
- Linfoma follicolare: più di 8 giorni tra le dosi da 0,16 mg e 0,8 mg, più di 8 giorni tra le dosi da 0,8 mg e 3 mg, più di 14 giorni tra la dose da 3 mg e la prima dose da 48 mg, o più di 6 settimane tra due qualsiasi dosi da 48 mg.
Popolazioni speciali
- Anziani: nessun aggiustamento della dose nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni.
- Compromissione renale: nessun aggiustamento per la compromissione da lieve a moderata. Non è stato studiato nella compromissione grave fino alla malattia renale terminale, quindi non è possibile fornire alcuna raccomandazione posologica.
- Compromissione epatica: nessun aggiustamento per la compromissione lieve. Non è stato studiato nella compromissione grave e i dati sono limitati nella compromissione moderata, quindi non è possibile fornire alcuna raccomandazione posologica per la compromissione da moderata a grave.
- Bambini e adolescenti: la sicurezza e l’efficacia al di sotto dei 18 anni non sono state stabilite; non sono disponibili dati.
Modo di somministrazione
Solo iniezione sottocutanea, preferibilmente nella parte inferiore dell’addome o nella coscia. Il sito di iniezione deve essere alternato tra il lato sinistro e il destro, soprattutto durante lo schema settimanale (cicli 1–3). Per le istruzioni sulla diluizione prima della somministrazione, vedere il paragrafo 6.6 dell’RCP.
Avvertenze speciali
Tracciabilità
Per migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del prodotto somministrato devono essere registrati in modo chiaro.
Sindrome da rilascio di citochine
La CRS può essere pericolosa per la vita o fatale. I suoi segni più comuni sono febbre, pressione arteriosa bassa e basso livello di ossigeno nel sangue; si verificano anche brividi, battito cardiaco accelerato, cefalea e respiro affannoso. La maggior parte degli eventi si verifica nel ciclo 1 ed è collegata alla prima dose completa. Per ridurre il rischio viene somministrata una profilassi con corticosteroidi, i pazienti vengono monitorati dopo ogni somministrazione e ai primi segni viene avviata una terapia di supporto con tocilizumab e/o corticosteroidi. I pazienti vengono informati di contattare il proprio team sanitario e di rivolgersi immediatamente a un medico se compaiono sintomi in qualsiasi momento. La gestione può richiedere un ritardo o l’interruzione di epcoritamab.
Linfoistiocitosi emofagocitica
Sono stati segnalati casi di linfoistiocitosi emofagocitica (HLH), compresi casi fatali. È una sindrome pericolosa per la vita con febbre, eruzione cutanea, linfonodi ingrossati, fegato o milza ingrossati e valori ematici bassi. Si deve considerare la HLH quando la CRS appare atipica o dura più a lungo del previsto. In caso di sospetto, epcoritamab viene interrotto per gli accertamenti diagnostici e il trattamento; se viene confermata, epcoritamab viene interrotto definitivamente.
Sindrome di neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie (ICANS)
Si sono verificati casi di ICANS, compresi eventi fatali. Può manifestarsi con afasia, alterazione dello stato di coscienza, compromissione delle capacità cognitive, debolezza motoria, convulsioni ed edema cerebrale. La maggior parte dei casi si verifica nel ciclo 1, ma alcuni insorgono più tardi. I pazienti vengono monitorati per segni e sintomi, trattati con corticosteroidi e antiepilettici non sedativi secondo necessità e informati che l’esordio può essere ritardato e che devono rivolgersi immediatamente a un medico se compaiono sintomi.
Infezioni e valori ematici bassi
Epcoritamab aumenta il rischio di infezioni gravi e fatali. Deve essere evitato nei pazienti con un’infezione sistemica attiva clinicamente significativa e, secondo necessità, devono essere somministrati antimicrobici profilattici (in particolare contro Pneumocystis jirovecii e i virus dell’herpes). Neutropenia, trombocitopenia e ipogammaglobulinemia sono comuni o molto comuni, per cui l’emocromo deve essere monitorato e le dosi vengono sospese come descritto sopra.
Sindrome da lisi tumorale e flare tumorale
Sono stati segnalati sindrome da lisi tumorale e flare tumorale. I pazienti a maggior rischio di sindrome da lisi tumorale clinica devono ricevere idratazione e un medicinale che riduca l’acido urico.
Gravidanza, allattamento e fertilità
- Test di gravidanza e contraccezione: prima dell’inizio del trattamento deve essere verificato lo stato di gravidanza nelle donne in grado di intraprendere una gravidanza. Devono usare una contraccezione efficace durante il trattamento e per almeno 4 mesi dopo l’ultima dose.
- Gravidanza: in base al suo meccanismo d’azione, epcoritamab può causare danni al feto, tra cui deplezione dei linfociti B e alterazione delle risposte immunitarie, perché gli anticorpi IgG1 attraversano la placenta. Non esistono dati nelle donne in gravidanza e non sono stati condotti studi di riproduzione sugli animali. Non è raccomandato durante la gravidanza né nelle donne in età fertile che non usano la contraccezione.
- Allattamento: l’IgG è presente nel latte materno, pertanto l’allattamento deve essere interrotto durante il trattamento e per almeno 4 mesi dopo l’ultima dose.
- Fertilità: non sono stati condotti studi sulla fertilità e l’effetto sulla fertilità maschile e femminile è sconosciuto.
Eccipienti
Ogni flaconcino contiene 28,8 mg di sorbitolo e 0,42 mg di polisorbato 80 (eccipienti con effetto noto); per le relative precauzioni vedere l’RCP.
Effetto sulla guida
Epcoritamab ha un’influenza importante sulla capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. A causa della possibilità di ICANS, i pazienti sono a rischio di alterazione dello stato di coscienza e devono fare attenzione quando guidano, vanno in bicicletta o usano macchinari pesanti o potenzialmente pericolosi, ed evitarli se hanno sintomi.
Condizioni di conservazione
Conservare e trasportare in frigorifero a 2–8 °C. Non congelare. Tenere il flaconcino nella confezione esterna per proteggerlo dalla luce. Questo è un prodotto a catena del freddo e deve rimanere a 2–8 °C per tutta la durata della conservazione e del trasporto fino al sito di somministrazione. Dopo la diluizione, la soluzione deve essere utilizzata immediatamente; in caso contrario, la stabilità in uso è stata dimostrata per 24 ore a 2–8 °C, comprese fino a 12 ore a temperatura ambiente (20–25 °C). Ridurre al minimo l’esposizione alla luce del giorno, lasciare che la soluzione raggiunga la temperatura ambiente prima della somministrazione ed eliminare qualsiasi soluzione non utilizzata oltre il tempo di conservazione consentito.
Durata di conservazione
Flaconcino non aperto: 2 anni. Epcoritamab diluito o preparato: 24 ore a 2–8 °C, comprese fino a 12 ore a temperatura ambiente (20–25 °C). Dal punto di vista microbiologico il prodotto deve essere utilizzato immediatamente; in caso contrario i tempi e le condizioni di conservazione in uso sono responsabilità dell’utilizzatore e normalmente non dovrebbero superare le 24 ore a 2–8 °C, a meno che la diluizione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate.
Condizioni di dispensazione in farmacia
Solo con prescrizione medica (Rx), prescrizione medica limitativa: il trattamento viene somministrato sotto la supervisione di un operatore sanitario qualificato nella terapia antitumorale. Epcoritamab è un’iniezione sottocutanea somministrata da un operatore sanitario, quindi viene fornito all’ospedale o alla clinica che lo somministra, come prodotto a catena del freddo a 2–8 °C. Il sito di somministrazione deve avere a disposizione tocilizumab prima della somministrazione del ciclo 1.
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Folato ridotto (isomero attivo dell'acido folinico)
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DrugBank — Epcoritamab (DB16672); EMA SmPC — TepkinlyUltima revisione:
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